Maestro-Allievo

Per effetto del  labirinto mi ritrovo a svolgere una professione alquanto impossibile : l’educatore.

L’idea comune è pensare che l’educatore grazie agli anni di studio sia in possesso delle linee guida (termine molto in auge) per trovare soluzioni sempre e in ogni caso. Se capita A la soluzione è A1, se capita C la causa è da ascrivere a B e quindi la soluzione è D.

Posso garantire che non è proprio cosi. Nei miei anni di esperienza ho capito una cosa fondamentale: nessuno vuole essere educato.

Nonostante questo quotidianamente mi ritrovo nella “relazione” maestro-allievo dove per ruolo, per accordi gestionali con l’Ulss, per i Pei (progetti educativi individualizzati) ho il compito di abilitare delle persone con difficoltà.

Né educato, né abilitato! Anche nelle cose più banali come la cura di sé.  Imparare è faticoso, scomodo e soprattutto una rottura. Come è faticoso ripetere la stessa cosa mille volte e mille volte disattesa.

Basta dire fai e uno lo fa? Qualcuno di voi c’è riuscito?

Basta dire fatti la doccia, metti le ciabatte, fatti la cartella e come per magia viene fatto o imparato?

Occorre percorrere quindi una via Altra: arte e invenzione. A volte le cose accadono laddove non ce l’aspettiamo…in un tempo non prevedibile (non causa –effetto) e per ragioni a noi sconosciute.

Es. Maria è in sovrappeso. Per anni si cercano tutte le strategie per farla dimagrire: dalle più allettanti (se dimagrisci potrai comprarti il vestito che tanto ti piace), a quelle più drastiche (appiccicare foto di persone  obese nell’armadietto personale) passando per dietologi e altro. Niente da fare.  Alla fine si rinuncia. Dopo l’ennesima visita medica accade qualcosa: M. inizia a dimagrire sorprendendo tutti. Si sarà svolto qualcosa nella parola del medico? E perché non è accaduto prima? Fatalità anche la madre è stata obbligata a dieta e M. controlla che la segua e non sgarri. Forse il rovesciamento della coppia maestro-allievo ha trovato una scrittura diversa. M. è diventata maestra per la madre.

 

Giuseppe. Per partito preso contrario ad ogni parola che usciva dalla mia bocca. Ero Accusata di volerlo comandare. Faccio quello che voglio io era il suo enunciato. All’ennesimo “scontro” mi sono rivolta a lui dicendogli questo: la tua sfida non ti porterà a nulla; nessuno fa ciò che vuole nella vita. Le cose si fanno per necessità e non per voglia. Per un periodo non gli è più stato detto che doveva lavarsi, cambiarsi, farsi la barba. Nello stesso periodo frequentava la struttura un volontario giovane, molto attento all’aspetto estetico con cui G. aveva istaurato un buon rapporto. Dopo un po’ abbiamo iniziato a vedere dei cambiamenti in G.

 

Primi anni 2000 S. Elena d’Este classe V elementare.

Laboratorio di lettura animata. Tema: il viaggio di Ulisse. Attraverso una serie di giochi si fa scoprire ai ragazzi le avventure di questo affascinante personaggio. Nel gruppo di alunni ci sono due sikh (comunità poitico-religiosa indiana) che avevo scambiato con grande imbarazzo da parte mia per femmine dato lo chignon alto. Parlavano poco, anzi non parlavano proprio. Il mio dubbio era : capiscono ciò che dico? Alla fine ho abbandonato il dubbio  pensando che la cosa importante per loro fosse esserci.

Dopo qualche mese ad una riunione rivedo le insegnanti con cui avevo fatto il laboratorio e mi comunicano che i 2 ragazzi sikh avrebbero portato come materia d’esame il viaggio di Ulisse. Rimasi sbalordita. Il dispositivo maestro allievo non annunciato a parole  si fa strada con la via del gioco.

 

MAESTRO

La figura del maestro l’ho avuta alle scuole elementari. Le prima scuola a tempo pieno a Padova osteggiata da tutti anche dal prete del paese. Era raro più di 40 anni fa trovare insegnanti maschi alle scuole elementari. Ed era rivoluzionario avere 4 insegnanti: due maschi e due femmine. Ricordo che ai miei occhi gli insegnanti erano degli sperimentatori. Ci hanno insegnato a preparare e fare interviste, eravamo piccoli redattori (facevamo il giornalino della Lambruschini), eravamo attori di teatro, scenografi, musicisti. Imparavamo sperimentando e questo ha instillato il seme della curiosità e dello spirito critico. La loro passione per l’insegnamento è diventata la nostra per l’apprendimento. Non abbiamo mai sentito il peso della prestazione. Ciascuno di noi era un piccolo esploratore con lo zainetto in spalla.

 

 

Maddalena Cassetta