Appunti di Viaggio

cartoncino ultimo

 

 

Qual’è la direzione del viaggio? Ce ne accorgiamo dalle virtù del viaggio: l’infinito del viaggio, la leggerezza del viaggio, la libertà del viaggio.

Può forse  il viaggio raccontarsi tra “parto e torno” ? No, il viaggio della vita è senza ritorno. L’esperienza, l’evento fanno del viaggiatore un viandante senza localismi, né di origine, né di fine. Se rimanessimo ciò  che eravamo alla partenza, a che scopo viaggiare?

Il viaggio non è né positivo, né negativo, è viaggio di scrittura. Il negativo non va negato, altrimenti è la negazione dell’ironia, del modo  dell’apertura. Se si toglie il negativo, le cose non procedono. Se si fa come se il negativo non esistesse si aderisce al fantasma di purificazione. Diverso è fare delle circostanze non scelte un punto di forza, poiché la sorte ha la sua forza proprio nell’assenza di alternativa e ciò che è in contrasto non si può scegliere.

Il fare non dipende dal voler fare, dal saper fare, dal dover fare e dal poter fare.  Noi dipendiamo dal programma, non è che il programma dipenda da noi, la dipendenza è dall’Altro, cioè dal programma, è il programma a decidere, non c’è autonomia, se si crede di dover decidere in base alla scelta bene – male poi ci si trova nella pesantezza.

Chiedersi qual’è il viaggio comporta la domanda: “da dove vengono le cose e dove vanno”. C’è un programma di parola, lo stress, la tensione  è quella di scrivere, la scrittura è pagante, nel piacere della scrittura non si trova la fine, il piacere infinito è effetto dell’invenzione, è una cosa che non si era pensata.

L’itinerario di ricerca e d’impresa è in direzione della qualità

 

 

Roberta Coletti