Archivi categoria: scritti

I maestri iniziatori

«Il maestro è il grande dispensatore di luce – chi dunque è l’asino?»

(da “Incontri con uomini straordinari” di G. I. Gurdjieff)

 

 

Ho chiesto a un’amica studiosa di matematica a che cosa pensasse al suono della parola frattali.

La sua risposta è stata: la perfezione che si ripete all’infinito.

Questa risposta mi ha subito fatto venire in mente la figura di un maestro iniziatore, quello che oggi qualcuno chiamerebbe “guru” per essere più alla moda.

Un maestro iniziatore è colui che rivela una verità ai propri discepoli con la speranza che costoro la rivelino a loro volta nel tempo, in un ideale di racconto, sempre uguale, della verità, perpetuato all’infinito.

Se pensiamo che questo sia un qualcosa di antico, magari solo legato alle religioni, ci stiamo sbagliando di grosso.

Oggi più che mai i maestri iniziatori sono tra noi.

Siamo nell’epoca dei nuovi culti, in cui persone qualunque, o per usare un epiteto ancor più deciso, persone qualsiasi si autoproclamano maestri e folle di seguaci (non è poi questa la traduzione letterale dell’inglese “follower”?) li ascoltano. O almeno, credono di farlo.

Ci sono i maestri della rinascita, coloro i quali hanno visto la morte, in senso lato sia essa la morte del corpo, della moralità, dei principi, della parola, dell’intelletto e rinascono per raccontarla a chi vuole diventare discepolo.

Basti pensare a grandi sportivi che scrivono autobiografie in cui il racconto dello sport è laterale se confrontato con il racconto delle loro vite tristi, infami, di stenti, di morte e rinascita appunto, una rinascita avvenuta con la consacrazione a “dio dello sport”, raffigurazione terrena del dio sportivo.

Oppure a chi fa successo nei media raccontando una storia di morte attraverso la droga, la malavita, un passato oscuro e cupo, che però è servito per essere qui oggi a raccontare a voi discepoli nel tempio una grande storia di vita nuova.

«Io so. Io ho visto la morte in faccia e sono qui oggi per raccontarvela.»

Questo è il messaggio che arriva dai maestri iniziatori.

Ci sono i maestri che mettono in guardia dalla morte, non l’hanno vissuta ma conoscono chi ci è rimasto sotto, e che spingono i seguaci verso la purificazione come unica via.

E sono ad esempio, i guru del cibo.

«Se non vuoi morire, devi mangiare solo verdure. No, solo frutta. No, solo sushi!»

E dietro a ruota, sciami di discepoli a proclamare un uomo o una donna qualsiasi, il detentore della verità, colui o colei che conosce la risposta a tutti i mali del corpo, che bonificherà i nostri corpi.

Ogni credo alimentare racconta l’unica via verso la salvezza. E verso l’immortalità, che non è più dell’anima, ma del corpo.

Insomma, le razze del maestro iniziatore e dei discepoli iniziati si stanno moltiplicando sempre di più nel nostro pianeta.

Nell’epoca in cui gli esseri umani hanno, quasi totalmente, libero accesso al sapere, ci piace ritornare a comportamenti ancestrali e seguire ciecamente chi ha in tasca la Rivelazione, con la R maiuscola.

Sia essa rivelazione sui benefici della zucchina cruda, o sul capo d’abbigliamento più di tendenza.

Mi piace pensare che in queste circostanze, il padre di Gurdjieff, concluderebbe la riflessione con una delle sue “famose” sentenze: la tonaca sta lì per nascondere l’imbecille.

 

Elena Ditadi

 

Chi si crede maestro?

Chi si crede maestro? Chi si crede insegnate? Insegnante o maestro di sé o dell’altro. Qualcosa accade nella giornata, nella vita, che porta alla scrittura dell’esperienza, ma chi può dire il giorno o l’ora? Gesù Cristo, rabbi o maestro affida l’insegnamento alla parabola, al racconto senza enunciati o verità chiare da poter imparare e ripetere, per lui, nel testo l’insegnamento si fa teatro e la scena che si dipana nel racconto (o parabola) dei talenti o delle vergini resiste, rimane e chissà, nel giorno e nell’ora che non è dato di sapere si scriveranno. L’insegnamento come arte e invenzione porta al racconto, porta al dispositivo ed è già il racconto stesso ad entrarvi, di modo che l’insegnamento sopravviva al maestro, anzi, di modo che il maestro, tolto il soggetto professore o rabbi o maestrino che sia, si faccia esso stesso dispositivo e a distanza d’oltre un millennio possa arrivare a scriversi ancora. Chi si crede maestro? Chi si crede il maestro? Non è forse oramai possibile farne a meno? A che pro stare a ritmi, programmi e costrizioni se nel tempo, sempre più reale e scorrevole, ognuno ha libero accesso al sapere? Me insegna a me come far tutto da me, basta cercare, Google in fin dei conti ha tutte le risposte, e Google ognuno l’ha in tasca. Comodo. Senza l’occorrenza, senza il tempo, che non passa e non scorre, nessun racconto può scriversi e né la matematica né la fisica giungeranno mai alla parabola, relegate perennemente al regno dei saperi, da trasmettersi identici.

 

Elia Lazzarin

Come l’invenzione non evita il maestro

 

Il nostro innamoramento per le biblioteche è itinerante: Albignasego, Battaglia Terme, Abano Terme, Due Carrare. Potremmo dare un titolo a questa abbondanza intellettuale: biblioteche, botteghe dell’ascolto.

La ricerca, per la nostra associazione culturale Altra Lettura si compie intorno alla Scienza della Parola, ci prefiggiamo di provare a riformulare il racconto, dato che nella vita non c’è la soluzione, occorre trovare altri elementi, indediti. In questa occasione si tratta di esplorare la mitologia maestro-allievo.

Per Leonardo da Vinci i libri erano antichi amici, maestri, i suoi appunti testimoniano cosi: “dice Battista Alberti” o “riprova contro Battista Alberti”

La scrittura è ciò che resta, che narra l’itinerario e la vita diviene gerundio, esplora come si scrive l’esperienza. Nella bottega di Leonardo: la fabbrica, si fa, si scrive, nessun maestro – allievo come coppia, non due figure una che insegna e una che impara, nessuna relazione tra due, nessun sapere competente, ma dispositivo. Leonardo fu mandato dal padre fin da piccolo nella bottega di Andrea del Verrocchio, considerato uno dei più celebri maestri della città di Firenze.

La biblioteca, dunque, come utensile della bottega, come dispositivo intellettuale che si inventa di continuo e non è inventato una volta per tutte. L’invenzione, ossia la catacresi, la trasformazione degli elementi. Catacresi = fare secondo l’occorrenza.

Nel rinascimento l’impresa si chiamava bottega e per Macchiavelli il capitano deve essere esperto in cartografia, oratoria, musica, pittura e architettura, strategia, ingegnieria e precisamente nel paragone delle arti e delle invenzioni, dato che si impara per via artistica e l’arte non può essere insegnata. Macchiavelli (1469/1527) trova il maestro negli antiqui, questo il passo da una sua  lettera a Vailati: “Venuta la sera mi ritorno in casa, et entro nel mio scrittoio; et in su l’uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, et mi metto panni reali et curiali, et rivestito condecentemente entro nelle antique corti degli antiqui huomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo, che solum è mio, et che io nacqui per lui; dove io non mi vergogno di parlare con loro, et domandargli della ragione delle loro actioni; et quelli per loro humanità mi rispondono; et non sento per quattro hore di tempo alcuna noia, sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte: tucto mi traferisco in loro.”

 

“Le maestre son come i preti e le puttane. Si innamorano alla svelta delle creature. Se poi le perdono non hanno tempo di piangere”

Lettera a una professoressa. I ragazzi di Barbiana 1967. Questo libro venne costruito con dei criteri di collaborazione e comunicazione inediti per quegli anni, ma contestualizzati in quel tipo di scuola fondata da un priore: Don Lorenzo Milani, a Barbiana, un piccolo paese del Mugello immerso nella campagna e ancor oggi difficile da raggiungere.

La formazione e l’insegnamento non risentiva di fantasie feriale-festivo poichè i ragazzi – studenti di questa struttura venivano da condizioni rurali dove le famiglie non avevano  mezzi culturali per aiutarli e per loro studiare era una conquista. “quelli che stanno in città usano meravigliarsi del suo orario. Dodici ore al giorno 365 giorni l’anno, prima che arrivassi io, i ragazzi facevano lo stesso orario e in più tanta fatica, per procurare lane e cacio a quelli che stanno in città. Nessuno aveva da ridire, ora che quell’orario glielo faccio fare a scuola dicono che li sacrifico” questo libro scritto dai ragazzi segue queste modalità innovative e controcorrente.

1° giorno: un intero pomeriggio, 5 ore, a disposizione per comporre liberamente una lettera

2° giorno: un pomeriggio a leggere a alta voce i lavori e appuntare su foglietti idee e espressioni felici

3° giorno: una mattinata a riordinare i foglietti su un grande tavolo  per dare loro ordine logico e fissare uno schema di lavoro

4° giorno: pomeriggio a rifare la lettera secondo lo schema comune

5° giorno: mattina e sera, tutti insieme a leggere a alta voce i singoli lavori e stabilire il testo comune con le migliori espressioni (il testo è di 1.128 vocaboli)

6° giorno: testo accettato perché ognuno abbia lo scritto davanti a sè un intero pomeriggio con la produzione di annotazioni a margine, correzioni, aggiunte di proposte.

7° giorno:  mattina e sera: proposizione dopo proposizione, ciascuno fa le correzioni

8° giorno: idem

9° giorno: idem

10° giorno: testo definitivo composto da 823 parole, 305 parole in meno, ma arricchito da  molti concetti nuovi

I piccoli trovano qualche volta soluzioni migliori dei grandi.

Una disciplina intellettuale, ma qual’è la disciplina intellettuale? Imparare a viaggiare e imparare è una proprietà del viaggio in direzione della restituizone.

La scrittura è importante, le parole che si incontrano se non si scrivono si perdono, è importante cogliere la provocazione e non avere paura delle parole del loro dipanarsi in cose altre, che non avevamo pensato prima, la difficoltà di scrittura che oggi viene catalogata in un acronimo o in una patologia, non viene affrontata nelle scuole in un corpo a corpo come questo proposto da Don Milani. Nel libro, scritto dai ragazzi si legge, tra le righe, il maestro, non come “supervisore” diremo adesso, ma incarnato nella costellazione dei significanti scelti o cercati o emessi che si sono scritti nella denuncia. Innovativa  e interessante fu che questa protesta contro una scuola classista, datata, che promuoveva i figli dei ricchi che avevano ovviamente più possibilità, basti solo pensare alle ripetizioni, e bocciava i figli dei poveri, era sostenuta da proposte concrete e da dati statistici addirittura non ancora pubblicati.

Dal libro:

“Perchè il sogno dell’uguaglianza non resti un sogno vi proponiamo tre riforme: 1) non bocciare, 2) a quelli che sembrano cretini dargli la scuola a tempo pieno, 3) agli svogliati basta dargli uno scopo.”

Un dispositivo intellettuale maestro allievo, dove il pretesto è il paragone sociale che proseguendo nell’itinerario di questi studenti diventa un modo dell’apertura, qualcosa che può procedere dalla sfida. Di chi è la riuscita? Del maestro, dell’allievo o del dispositivo maestro allievo?  Agli amici che chiedevano cosa potessero fare per lui don Milani negli ultimi giorni del suo viaggio diceva: “diffondete il libro.” Non era un prete da sacrestia che dà consigli, credeva nella diffusione della cultura e nel potere della parola.

 

Scrive Gianfranco Ravasi (sole 24 ore)

“Non c’è nulla che sia ingiusto quanto far le parti uguali fra diseguali” aveva 44 anni quando un linfogranuloma suggellò la sua vita terrena, singolare, irripetibile, misteriosa, fulminante, come la definì il suo amico padre David Maria Turoldo. Stiamo parlando di don Lorenzo Milani il prete fiorentino dall’intelligenza, umanità e spiritualità assolutamente straordinaria, tant’è vero che ancor oggi la sua eredità è viva, come è attestato da molte riprese della sua figura. Giustamente in un suo libro lo scrittore Eraldo Affinati l’ha definito uomo del futuro o se si vuole della verità atemporale, c’è infatti una parzialità che è paradossalmente la pienezza dell’imparzialità e della giustizia, quando si esercita nei confronti dei deboli, degli indifesi, degli ultimi. L’aveva già intuito, per certi versi, Cicerone quando aveva citato nel suo De officiis il proverbio: SUMMUM IUS SUMMA INIURA, un diritto troppo rigido e frigido può trasformarsi in clamorosa ingiustizia. Sì tra disuguali è immorale amministrare un’astratta uguaglianza di giudizio.

(Summum iussumma iniuria è una locuzione latina il cui significato letterale è “somma giustizia, somma ingiustizia”, oppure “il massimo del diritto, il massimo dell’ingiustizia”. Cicerone (De officiis, I, 10, 33) la cita come espressione proverbiale)

 

La prefazione del libro fu affidata all’architetto Michelucci, leggiamo solo un brano:
“…per raggiungere una efficace collaborazione occorre, a mio avviso, la presenza o le direttive di un “maestro”, di uno che abbia più esperienza degli altri, che proponga l’argomento da svolgere e ne indichi il modo, oppure che sappia cogliere l’argomento stesso dallo sviluppo delle discussioni del gruppo; oppure, infine, che abbia già dato in precedenza un insegnamento tale da poter essere seguito dal gruppo senza che si renda necessaria la sua presenza e il suo diretto controllo” questa la bottega dissidente degli anni’60.

Negli stessi anni 60/68

NON E’ MAI TROPPO TARDI

È stata una trasmissione televisiva messa in onda fra il 1960 e il 1968, si proponeva, il Ministero dell’Istruzione, di scolarizzare attraverso lezioni tenute dal bravissimo maestro Manzi, chi ancora non sapeva nè leggere nè scrivere. A guardare oggi i filmati viene tenerezza, anziani per allora, ma non per oggi, viene convocata una vecchina di 57 anni(!) che si cimentano in questa avventura.

In televisione riproduceva delle vere lezioni primarie con metodologie innovativa, la sua attenzione era proprio verso l’attenzione degli allievi, quindi iniziava con dei disegni stilizzati che non davano subito la rappresentazione, ma solo quando il concetto che stava spiegando era concluso, ciò perchè, mentre guardavano il disegno ascoltavano le parole, evitando, in questo modo, di distrarsi.

Inedito per quegli anni, una lavagna luminosa. Un maestro dissidente. Quando nel 1981 vennero introdotte le “schede di valutazione” al posto della pagella, Manzi si rifiuta: “non posso bollare un ragazzo con un giudizio, perchè il ragazzo cambia, è in movimemnto, se il prossimo anno uno legge il giudizio che ho dato quest’anno, l’abbiamo bollato per i prossimi anni” fu così sospeso dall’insegnamento. L’anno dopo il ministero fece pressione e Manzi si dichiarò disponibile a redigere questo giudizio uguale per tutti: “fa quel che può, quel che non può non lo fa” tramite un timbro, ma la proposta non fu accolta, questa la replica: “non c’è problema, posso scriverlo anche a penna” un maestro che rischia in assoluto!

Come Don Milano il maestro Manzi fa dell’insegnamento una missione di vita, ma c’è anche un altro maestro che fa dell’insegnamento una missione.

“che cos’è un maestro? Un miss, un miss…” “un missile!”” “no un missionario!” non c’è immagine migliore di quella che propone il film di Petri Il maestro di Vigevano, tratto dal romanzo di Lucio Mastronardi già nel modo di camminare, nel passo del protagonista il maestro Antonio Monbelli interpretato da Alberto Sordi si rileva l’entusiasmo per quella che per lui era una missione. Pur vessato dal direttore della scuola e dalle pretese della moglie che mal sopporta il modesto stile di vita che può concederle il marito, è orgoglioso di appartenere al ceto intellettuale e non stima l’intraprendenza imprenditoriale e, il cinismo degli “arrivati” lo disgusta, vive un particolare senso di dignità. Siamo negli anni del cosidetto boom economico, il potere consumistico fonderebbe l’essere, se ho sono, sopratutto se ho le icone di quegli anni: l’automobile, il frigorifero, ecc. Ma aimè il maestro Mombelli cede ai ricatti della moglie e lascia la scuola per avviare una piccola impresa di calzature. Non essendo nè adatto al lavoro nè al sapersi muovere in questo improvviso successo tutto va a rotoli. Il film si conclude con il maestro Monbelli che per tornare all’insegnamento ha dovuto superare nuovamente l’esame di abilitazione, per altro con successo e entra di nuovo a scuola, appunto per la missione che lo riguarda,  pur affrontando le angherie del direttore. Potremo dire che Monbelli ha difeso il suo amore, la sua inclinazione, ma non è riuscito a inventarsi un mestiere è rimasto nel ruolo, nel mansiorario.

Anche all’interno di un’istituzione bisogna che vi sia un’invenzione, altirmenti si diventa sudditi. Un maestro che lavora nell’istituizone lo farà come nessuno l’ha fatto, nè ci sarà uno come lui.

Scrive Romain Rolland (Francia Borgogna Clamecy, 29 gennaio 1866 – Vézelay, 30 dicembre 1944) scrittore e drammaturgo francese su un tema a lui caro: la vocazione e sulla necessità assoluta che ogni individuo sia libero di seguire la propria:  “ chi ha la vocazione per l’arte, per le ricerche della scienza o del pensiero, bisogna che compia la sua missione. Ed è criminale colui (genitori, insegnanti, società) che si oppone a questa missione, che cerca di scoraggiarla. Tutti i nostri sforzi devono tendere a che , in ogni società, ognuno possa seguire la via che gli è assaegnata dalla natura”.

Per quanto riguarda una donna, il significante maestro prende la piega di amministratore, ministro è il neofitismo che accompagna questa piega: la prima donna che … potremmo dire: non fa la maestra.

Il maestro è nel tempo, nel senso che anche un aforisma può funzionare da insegnamento, una frase è già un incontro, ci capita di pensare per esempio a ciò che ha detto la signora della lampada Florence Nightingale: “attribuisco il mio successo a questo: non ho mai accampato nè accettato scuse” Firenze, 12 maggio 1820 – Londra, 13 agosto 1910 fondatrice dell’assistenza infermieristica

Ipazia: le sue opere vennero distrutte da un incendio, ma i suoi studenti scrissero di lei e delle sue opere, delle sue idee. Alessandria d’Egitto355/370 – Alessandria d’Egittomarzo415[1]) è stata una matematicaastronoma e filosofa greca antica. Rappresentante della filosofia neo-platonica,[2]

La restituzione in valore testimonia che c’è un dispositivo.

E in tutto ciò non può mancare il grande Pirandello, nella sua ricerca intorno all’inidentità e all’ironia. Nell’agosto del 1912 scrive la  novella Maestro e amore in cui si narra di due professori insegnanti di tedesco che per passare un concorso devono affrancarsi nella lingua. Il più giovane inizia delle conversazioni con una ragazza tedesca che :

“cerula gens sincera…” “ sincera no, si mescola” “si mescola che vuoi dire?”” Eh, – fece il Taiti -Tacito dice sincera nel senso che non si mescolavano. Ora questa fraulein Wenzel pare che sia dispostissima a mescolarsi” “già, già, riconobbe il Torre – ma anzi meglio! Caro mio, l’incrocio…che via cercando? Innamorata, bionda, non brutta, trentatre anni, che vai cercando? Ma non sai che non c’è miglior maestro dell’amore?..perché si abbia la conoscenza rele e non astratta di una cosa, perché questa cosa divenga veramente nostra, bisogna che la conoscenza divenga sentimento. Finchè conosciamo soltanto con l’intelletto, avremo una conoscenza astratta delle cose, chi si appropria delle cose è il sentimento!..diventerà tua, per la vita, quella lingua: tu la vivrai che scherzi? Non esiterei un momento, se fossi nei tuoi pann! Non esiterei un momento”

Imparando, gerundio, il professore- allievo sucita l’amore della sua insegnante e la sposa spinto dalle tesi sull’amore-insegnamento dell’amico. Ma la faccenda si capovolge, il calcolo non va a buon fine, per la mogliettina è l’italiano la lingua dell’amore e così parla in tedesco con l’amico del marito che puntualmente fa visita tutte le sere. Ecco perché insisteva tanto! Avrebbe potuto approfittare delle conversazioni in tedesco senza dover stare agli obblighi coniugali; alla donna viene proibito dal marito, questo conversare, ma da lei viene scambiato per gelosia, aumentando ancor di più il desiderio nei  confronti del marito, dato che ella era all’oscuro di tutta la trama. Pirandello, come sempre introduce l’assurdo che è ciò che mette in scacco la padronanza, anche la padronanza di sapere dove stia il maestro e dove stia l’allievo, è questo un dispositivo? Sì un dispositivo ironico che si fa beffe anche della padronanza sulla parola e sulla lingua:  la lingua madre, la lingua dell’amore, ecc.

Era un dispositivo intellettuale quello narrato da Pirandello o pittosto un calcolo rispetto alle figure del maestro e dell’allievo? L’indicazione sta nell’angoscia che travalica il protagonista che si ritrova suo  malgrado in  una bolla di tristezza, l’amico ha barato. L’aveva consigliato di non pagare le lezioni sposandosi con la maestra, ma ben più alto è il pagamento che si ritrova.

Non possiamo dire : questo è il maestro, costui è un maestro, forse lo incontriamo per constatazione rispetto alla restituzione, alla memoria.

Ma la ricerca continua in quanto infinita, dall’oriente ci arrivano moltissimi racconti rispetto al maestro come guida spirituale, ovviamente non solo dall’oriente, pensiamo a Gesù Cristo.

Vorrei solo accennare a Georges  Gurdjieff e al suo libro incontri con uomini straordinari nacque in Armenia nel 1872 e morì in Francia nel 1949Di origini greco-armene, visse a lungo in Turchia e in Francia. Il suo insegnamento combina sufismo, scuola mistica dell’Islam (in particolare studi sulle danze sacre dei dervisci), e altre tradizioni religiose (cristianesimosikhismobuddhismoinduismo), esoterismo e filosofia, in un sistema sincretico di tecniche psicofisiche e meditative che cerca di favorire il superamento degli automatismi psicologici ed esistenziali che condizionano l’essere umano. George Ivanovich Gurdjieff fu uno dei maestri spirituali più influenti del ventesimo secolo. Da giovane partecipò a spedizioni alla ricerca di antichi insegnamenti, in parte documentati nel suo libro Incontri con uomini straordinari. Tale ricerca lo portò a trovare una confraternita segreta da cui sembra sia riuscito a venire in possesso di un sistema d’insegnamento unico nel suo genere.

Nel 1910 Gurdjieff portò questo sistema in Russia. Trasformò la conoscenza orientale e le esperienze acquisite in un linguaggio comprensibile all’uomo occidentale del XX secolo. Chiamò la sua disciplina la “Quarta Via”, una combinazione dei tre metodi tradizionali del Fachiro, del Monaco e dello Yogi (per saperne di più de La Quarta Via). Tuttavia la rivoluzione bolscevica e la prima guerra mondiale costrinsero Gurdjieff a emigrare e a stabilirsi in Francia, dove fondò “l’Istituto per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo”. L’influenza di Gurdjieff si diffuse in tutta Europa e persino in America ma la situazione sociale in declino e la seconda guerra mondiale gli impedirono di istituzionalizzare ulteriormente la sua organizzazione. Fu costretto così a chiudere l’istituto e a dedicarsi nell’ultimo periodo della sua vita alla scrittura dei seguenti libri: La Vita Reale, Del Tutto e di Tutto, Incontri con Uomini Straordinari e I Racconti di Belzebù a suo Nipote. Un maestro che faceva emergere la domanda.

Ma veniamo ai giorni nostri e a quello che impegna il dibattito attuale: la commistione uomo-macchina, il cervello artificiale. Constatiamo ogni giorno di come le tecniche matematiche studino i nostri desideri, spostamenti, potere d’acquisto, affidabilità, potenziale come studenti, lavoratori, criminali, ecc. Dal libro “niente più individui pieni di pregiudizi a leggere carte e documenti, solo macchine impegnate a elaborare fredid numeri. Uno degli esempi è questo: nel 2007 il sindaco di Waschington decide di intervenire sulle scuole dato che solo un liceale su 2 arrivava al diploma. La teoria da dimostrare era che i ragazzi non imparavano abbastanza perché gli insegnanti non erano all’altezza e quindi andavano eliminati e così in due anni vennero caccaiti coloro che nella curva di analisi si erano collocati al 2% inferiore. Venne usato Impact lo strumento di valutazione matematico che si avvale degli algoritmi. Per Sara Wysocki sembrava non esserci problema , dato che dagi superiori, dagli studenti e dai genitori, quindi da perosne in carne e ossa, partecipi dell’esperienza, era definita “la migliore insegnante  mai conosciuta” ma l’algoritmo che pretendeva di calcolare la MODELLAZIONE A VALORE AGGIUNTO, fece sì che venisse licanziata. A Waschington si voleva ridurre il pregiudizio umano e attenersi a punteggi scaturiti da risultati oggettivi, i numeri avrebbero parlato chiaro, sarebbero stati più equi. Ma la maestra non si arrende e nella sua ricerca scopre che per timore id eprdere privilegi economici e per paura degli algoritmi giudicanti, gli insegnati precedenti avevano ritoccato i test degli esami dei loro alunni e quindi l’aumento rilevato dal test nel periodo di sua competenza risultò insufficiente. Valutazioni gonfiate a arte. Ma non ci si può appellare contro un’arma di distruzioen matematica, poichè non ascoltano, sono sorde anche alla logica e emettono sentenza inflessibili e puniscono i soggetti che hanno la svntura di esser l’eccezzione. E’ un’invenzione l’algoritmo? E se sì non evita il maestro, lo elimina!

 

 

Roberta Coletti – presentazione dell’evento “come l’invenzione non evita il maestro”

Maestro-Allievo

Per effetto del  labirinto mi ritrovo a svolgere una professione alquanto impossibile : l’educatore.

L’idea comune è pensare che l’educatore grazie agli anni di studio sia in possesso delle linee guida (termine molto in auge) per trovare soluzioni sempre e in ogni caso. Se capita A la soluzione è A1, se capita C la causa è da ascrivere a B e quindi la soluzione è D.

Posso garantire che non è proprio cosi. Nei miei anni di esperienza ho capito una cosa fondamentale: nessuno vuole essere educato.

Nonostante questo quotidianamente mi ritrovo nella “relazione” maestro-allievo dove per ruolo, per accordi gestionali con l’Ulss, per i Pei (progetti educativi individualizzati) ho il compito di abilitare delle persone con difficoltà.

Né educato, né abilitato! Anche nelle cose più banali come la cura di sé.  Imparare è faticoso, scomodo e soprattutto una rottura. Come è faticoso ripetere la stessa cosa mille volte e mille volte disattesa.

Basta dire fai e uno lo fa? Qualcuno di voi c’è riuscito?

Basta dire fatti la doccia, metti le ciabatte, fatti la cartella e come per magia viene fatto o imparato?

Occorre percorrere quindi una via Altra: arte e invenzione. A volte le cose accadono laddove non ce l’aspettiamo…in un tempo non prevedibile (non causa –effetto) e per ragioni a noi sconosciute.

Es. Maria è in sovrappeso. Per anni si cercano tutte le strategie per farla dimagrire: dalle più allettanti (se dimagrisci potrai comprarti il vestito che tanto ti piace), a quelle più drastiche (appiccicare foto di persone  obese nell’armadietto personale) passando per dietologi e altro. Niente da fare.  Alla fine si rinuncia. Dopo l’ennesima visita medica accade qualcosa: M. inizia a dimagrire sorprendendo tutti. Si sarà svolto qualcosa nella parola del medico? E perché non è accaduto prima? Fatalità anche la madre è stata obbligata a dieta e M. controlla che la segua e non sgarri. Forse il rovesciamento della coppia maestro-allievo ha trovato una scrittura diversa. M. è diventata maestra per la madre.

 

Giuseppe. Per partito preso contrario ad ogni parola che usciva dalla mia bocca. Ero Accusata di volerlo comandare. Faccio quello che voglio io era il suo enunciato. All’ennesimo “scontro” mi sono rivolta a lui dicendogli questo: la tua sfida non ti porterà a nulla; nessuno fa ciò che vuole nella vita. Le cose si fanno per necessità e non per voglia. Per un periodo non gli è più stato detto che doveva lavarsi, cambiarsi, farsi la barba. Nello stesso periodo frequentava la struttura un volontario giovane, molto attento all’aspetto estetico con cui G. aveva istaurato un buon rapporto. Dopo un po’ abbiamo iniziato a vedere dei cambiamenti in G.

 

Primi anni 2000 S. Elena d’Este classe V elementare.

Laboratorio di lettura animata. Tema: il viaggio di Ulisse. Attraverso una serie di giochi si fa scoprire ai ragazzi le avventure di questo affascinante personaggio. Nel gruppo di alunni ci sono due sikh (comunità poitico-religiosa indiana) che avevo scambiato con grande imbarazzo da parte mia per femmine dato lo chignon alto. Parlavano poco, anzi non parlavano proprio. Il mio dubbio era : capiscono ciò che dico? Alla fine ho abbandonato il dubbio  pensando che la cosa importante per loro fosse esserci.

Dopo qualche mese ad una riunione rivedo le insegnanti con cui avevo fatto il laboratorio e mi comunicano che i 2 ragazzi sikh avrebbero portato come materia d’esame il viaggio di Ulisse. Rimasi sbalordita. Il dispositivo maestro allievo non annunciato a parole  si fa strada con la via del gioco.

 

MAESTRO

La figura del maestro l’ho avuta alle scuole elementari. Le prima scuola a tempo pieno a Padova osteggiata da tutti anche dal prete del paese. Era raro più di 40 anni fa trovare insegnanti maschi alle scuole elementari. Ed era rivoluzionario avere 4 insegnanti: due maschi e due femmine. Ricordo che ai miei occhi gli insegnanti erano degli sperimentatori. Ci hanno insegnato a preparare e fare interviste, eravamo piccoli redattori (facevamo il giornalino della Lambruschini), eravamo attori di teatro, scenografi, musicisti. Imparavamo sperimentando e questo ha instillato il seme della curiosità e dello spirito critico. La loro passione per l’insegnamento è diventata la nostra per l’apprendimento. Non abbiamo mai sentito il peso della prestazione. Ciascuno di noi era un piccolo esploratore con lo zainetto in spalla.

 

 

Maddalena Cassetta

Musica Maestro!

Il maestro come dispositivo con il quale si incontra la difficoltà e la si attraversa nell’eperienza, se si scrive il maestro nel cammino della vita, non si può essere esenti dall’invenzione.

L’invenzione si trova nella pratica dello strumento, nell’insegnamento, nell’incontro con il pubblico, nell’esercizio della parola, nel viaggio! E il maestro interviene a dire che con l’esercizio ci può essere la riuscita. Gli strumenti forniti dal maestro sono indispensabili per attraversare la difficoltà, l’ostacolo assoluto che sta lungo il percorso; l’inceppamento è sempre dietro l’angolo e allora occorre tornare al maestro, agli strumenti per elaborare e da qui riprendere il camino.

La musica fluisce se il maestro opera nel fantasma, e ciò vuol dire che le fantasie non vanno tolte anzi! E quando parliamo dell’improvvisazione, musicale o di altro tipo, questa improvvisazione non è del tutto libera poichè si combina con l’esperienza, con le regole e con gli insegnamenti.

 

Riccardo Loriggiola

Giustizia e pace creano legami profondi. Il tempo e la lontananza non potranno distruggerli

Introduzione alla conferenza per la Giornata della Memoria 2017

Ricorda...ricorda il bene che la nostra cultura ha creato. Ricorda anche il male e la sofferenza che abbiamo saputo procurare e procurarci. E dal ricordo coltiva desiderio di giustizia e di pace: nella tua famiglia, nel lavoro,fra i tuoi amici, perfino fra i tuoi nemici.Giustizia e pace creano legami profondi. Il tempo e la lontananza non potranno distruggerli



La mia generazione, la vostra generazione... ragazzi... noi siamo fortunati.
Noi viviamo in un tempo di pace. 
Ad eccezione degli anni 90, anni in cui nei
Balcani scoppiò una crudele guerra fra popoli, ad eccezione di quel periodo,l'Europa vive dalla fine della seconda guerra mondiale,dal 1945, nella pace.
Vivere nella pace significa poter crescere, coltivare le proprie qualità e talenti. Vivere nella pace significa donare quelle qualità e talenti all'altro, sia esso il compagno di scuola, il collega nel lavoro, il fratello nella famiglia, il nostro prossimo nella società.
Vivere nella guerra, cosi come è accaduto prima del 1945 è significato per alcuni coltivare odio,vivere ed agire con lo scopo di distruggere ed uccidere; per molti è stata una lunga battaglia per sfuggire alla persecuzione
o per continuare a sopravvivere.

Il secondo conflitto mondiale in nome dell'odio ha ucciso circa 43 milioni di persone, sto parlando solo di civili, di cui 6 milioni erano persone appartenenti alla comunità ebraica.

Si è iniziato ad odiare creando separazione, non unione, all'interno della società. Affermando tu sei diverso da me perché io sono superiore ... io sono migliore e tu essere inferiore rendi impossibile la realizzazione di una società pura e perfetta.

Tu essere inferiore... devi prima essere separato da me che sono migliore,poi devi essere separato dai tuoi amici,dalla tua famiglia... scacciato dalla tua casa,dalla tua terra, perseguitato e infine ucciso.

I regimi fascista e nazionalsocialista si sono dichiarati formati da persone superiori che dovevano odiare, prevaricare e perseguitare il proprio fratello, persona che consideravano inferiore.

Agli occhi dell'Eterno, del Dio Vivente che è amore, ragazzi ,nessuno di noi è superiore, nessuno di noi è inferiore.
Ognuno di noi è unico, irripetibile, geniale, creativo e inventore.
O con il suono, o con la parola, o con le forme e il colore, o con il numero,a seconda dei nostri talenti. 
Questa ideologia del sentirsi superiori al fratello ha portato alla morte di molte esseri umani e al suicidio delle persone che l'avevano fatta propria.

Inferiori furono considerati, come sappiamo, le persone colpite da una disabilità, mentale o fisica, gli omosessuali... nemici e inferiori furono considerati gli oppositori al regime, le persone appartenenti alla comunità tzigana ed ebraica.
Una comunità, quella ebraica,che tanto ha dato e continua a dare alla nostra cultura e alla nostra società.

 Ricordo qui Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la medicina, Primo Levi, scrittore...
La stessa nostra scuola è dedicata ad una donna, poetessa ed educatrice di Rovigo, appartenente alla cultura ebraica, Erminia Fuà Fusinato.

Non è stato facile dopo la guerra ricordare tutto questo.
Molte famiglie erano state distrutte,molte piangevano i suoi cari perduti per sempre.
Chi era tornato dai campi di concentramento non ne parlava o se ne parlava lo faceva sporadicamente. Ricordare, narrare significava risentire e rivivere quel dolore, riaprire vecchie ferite e questo faceva male.
Si è iniziato a ricordare con fatica e ciò era fatto casualmente e sporadicamente 

Questa giornata, la giornata della memoria è perciò un importante momento di riflessione su nostro triste passato. 
Fu istituita 2000, e coincide con il 27 gennaio, giorno in cui il campo di concentramento di Auschwitz fu liberato dall'esercito russo.

Per celebrare questo momento del ricordo lascio la parola al Signor Dario Foà, rappresentante della comunità ebraica,che ci parlerà di come in modo subdolo e vergognoso si è iniziato a creare separazione e divisione nella nostra società, obbligando i ragazzi ebrei ad abbandonare la scuola che stavano frequentando.

Maria Cristina Ferrara

Quale cammino intraprendere? Quale scuola scegliere?

Intervento realizzato presso il comitato dei gentori di Maserà

Mi capita spesso che studenti delle classi finali del liceo in cui insegno mi chiedano informazioni sulle facoltà universitarie che ritengo interessanti.

Questa richiesta di aiuto è fatta soprattutto da allievi che sono insicuri sui loro progetti o sogni per il futuro e non sanno come continuare i loro studi.

Non ho ricette pronte per questo problema, solo dei suggerimenti

Di solito chiedo ai ragazzi di interrogarsi, di riflettere e chiedere a se stessi, di vedere dentro di sé.

L’adulto può favorire questo momento di riflessione, tentando, per quanto questo sia molto difficile, di non influenzarlo.

Chiedo a loro quale materia o quali materie li ha più entusiasmati, quale argomento affrontato a scuola ha di più suscitato la loro curiosità.

L’interesse e curiosità dovrebbe essere vera e sincera, non influenzata o determinata dalla figura dell’insegnante che ha presentato quel tema.

Insegnanti che rendono interessante una materia perché grazie a loro l’apprendimento è più naturale e spontaneo e insegnanti che non facilitano lo studio e tentano, mi auguro inconsapevolmente, di farti detestare quello che magari ami …i buoni e cattivi maestri ci sono e sempre ci saranno, non solo a scuola, ma anche nella vita.

La riflessione che lo studente dovrebbe fare riguarda se stesso e ciò che ama, ciò in cui crede.

Il ragazzo dovrebbe essere in grado, per quanto possa essere difficile, di pensare a sé, trascurando le influenze, siano esse negative o positive fatte dall’ adulto.

Il cammino che sta costruendo è il cammino che lui da solo deve essere in grado di percorrere.

Si parla del suo sogno,del suo personale unico, irripetibile progetto di vita, di cui non deve essere privato.

Perciò chiedo a loro di pensare ai temi, agli argomenti affrontati che hanno voluto, in modo spontaneo, non perché c’era l’interrogazione o il compito da preparare, approfondire al di fuori del tempo scolastico.

Quale articoli o riviste si è voluto leggere nel tempo libero, quale documentario in tv ha suscitato tanto interesse?

Sto parlando dell’entusiasmo profondo che porta a rileggere per l’ennesima volta lo stesso libro, la stessa pagina di storia,di scienze, d’arte… che spinge a rivedere la stessa frase perché ad ogni rilettura scopri un nuovo dettaglio che apre un nuovo punto di vista.

E’ l’entusiasmo che nasce dalla ripetizione costante, instancabile di uno stesso tema.

Ripetere argomenti legati a quelle materie e approfondire, per coltivare e coltivandoli migliorare se stessi, coltivandoli … crescere in modo migliore.

Insisto con loro sulla ripetizione, perché il loro entusiasmo, per essere vero, non può avere la durata di un istante, il loro entusiasmo deve essere duraturo. Compito non facile, soprattutto quando si è giovani.

Non è facile, ripeto, non è facile per loro capire il cammino che vorrebbero continuare a percorrere. Che hanno già iniziato a percorrere, le cui tracce lasciate, appunto perché mancano di esperienza, non sono così subito evidenti al loro sguardo.

Quando lo studente mi interroga su come poter fare la giusta scelta per il proprio futuro in modo provocatorio chiedo al ragazzo per quale progetto, per quale esperienza fatta nel passato la sconfitta ha fatto meno male.

Se il cammino è il proprio, il cammino in cui crediamo, il senso della crescita è avvertito con grande intensità.

La sconfitta, certo, brucia, ma fa meno male.

Il desiderio di scendere nuovamente in campo, dopo aver riconquistato le proprie energie, si fa sentire nuovamente, perché c’è un sogno che spinge il ragazzo ad andare avanti.

Una sconfitta per qualcosa in cui non credi, diventa grande amarezza e delusione.

Da una sconfitta per qualcosa che non ama il ragazzo si chiede chi vuole che lui faccia suo qualcosa che sente lontano, qualcosa che suscita la sua noia, se non addirittura la sua avversione.

Se il cammino è il proprio, l’errore non fa paura, è una temporanea sconfitta.

L’ errore (un compito non riuscito, un insuccesso per una prova difficile) è percepito come tale; è solo un errare, un vagare disorientati, lontano dalla propria meta.

Ci si è persi, ma si possono ritrovare i propri passi e ritrovare il proprio sentiero, da cui ci si era allontanati.

Se il cammino è il proprio, la sconfitta non ferisce profondamente nell’animo, e lo sbaglio è considerato solo come un ostacolo non ancora superato, una sfida da dover nuovamente affrontare, più preparati, perché anche dalla sconfitta si ha imparato, anche nella sconfitta si è cresciuti.

Il consiglio che do sopratutto allo studente incerto è quello di interrogare se stesso, di riflettere su se stesso.

Ed ora ritornando al tema…”Chi mi ha indotto , anche inconsapevolmente, a studiare ciò che non amavo” vi devo narrare una mia esperienza personale.

Nel passato, una mia studentessa, che aveva buoni risultati in tutte le materie riusciva piuttosto bene nella lingua inglese.

Sosteneva una buona conversazione, scriveva con stile personale e molto corretto anche nella lingua straniera.

Verso la fine dell’anno scolastico… lei era in quinta, le chiedo quale facoltà universitaria vorrebbe frequentare.

Quando rivela di voler studiare biologia, credo la studentessa abbia notato l’espressione di delusione sul mio volto. Mi aspettavo, in tutta sincerità, una facoltà dedicata allo studio delle lingue straniere quale mediazione linguistica, commercio estero o economia del turismo .

Quando le chiedo perché non iniziare una delle soprannominate facoltà la risposta è : “ Prof, ho seguito i suoi consigli, ho riflettuto su me stessa. Quando mi interesso di biologia non conosco monotonia e noia, solo voglia di imparare e voglia di inventare.”

Eppure vedete come è facile… E’ quasi naturale, spontaneo proiettare i propri desideri sull’altro, in questo caso su una giovane.

E’ naturale per me, ricercare, dopo tante ore passate insieme insegnando, dopo giornate trascorse con questi giovani, cercare qualcuno … qualcuno di cui essere fiero, qualcuno di cui poter dire : “ E stata una mia allieva ed ora studia  con buoni risultati alla facoltà  di lingue straniere ”.

E’ estremamente facile come insegnante. Credo lo sia ancora di più per un genitore.

Prof. , non si preoccupi, l’inglese non sarà dimenticato. Mi servirà per leggere testi scritti da grande scienziati, il suo insegnamento non andrà assolutamente perduto.” conclude la mia studentessa, quasi volesse rassicurarmi.

Ripeto, è naturale e spontaneo, ma non dobbiamo assolutamente privare questa generazione della capacità di coltivare ed impegnarsi per i propri sogni, per ciò che rende unica ed irripetibile la loro esistenza.

Maria Cristina Ferrara

VALORIZZAZIONE DEI TALENTI

Seneca

 

LA FORTUNA NON ESISTE, ESISTE IL MOMENTO IN CUI IL TALENTO INCONTRA L’OPPORTUNITA’ SENECA

VALORIZZAZIONE DEI TALENTI
Quali suggerimenti, quali indicazioni da parte della famiglia?
Il talento si constata quando c’è l’occorrenza, l’imprevisto, qualcosa di improvviso, questa l’occasione per il talento, poiché l’occorrenza, come proprietà del fare con il tempo, quindi non fare per far passare il tempo, ma tempo come scena dove le cose si scrivono, provoca il modo.
Per un genitore si tratta di capire questo, il modo, la struttura. Continua la lettura di VALORIZZAZIONE DEI TALENTI

Intervento presentato con lettura recitata di Nicola ed Elisabetta, studenti dell’Istituto Mattei, durante la giornata dedicata alla sicurezza stradale

Legenda del testo
articolo di giornale : in grassetto
parole dell’insegnante: sottolineato
parole degli studenti : normale

PADOVA (19 giugno) – «Una montagna di lamiere. Mai visto niente di simile». Sono scioccati i residenti di via Pelù a Camposampiero accorsi ieri in strada dopo aver udito il tremendo rumore dello schianto tra due auto che è costato la vita a Loredana Frigo , di 26 anni. L’impatto frontale tra i due veicoli è stato devastante e ha generato un boato paragonabile allo scoppio di una bomba. La scena che si è  presentata davanti agli occhi delle persone accorse è stata agghiacciante, nel silenzio irreale che ha seguito lo scontro si levavano alte le grida di un bambino che chiedeva aiuto.
A bordo di una Peugeot grigia c’erano tre donne e il bambino, tutti parenti fra loro e residenti a Camposampiero. Alla guida Loredana Frigo , 26 anni, accanto a lei la madre di 48 anni, seduti nei sedili posteriori la sorella quindicenne Anna Frigo, studentessa del liceo linguistico Volta e il terzo figlio di appena 5 anni.
Nell’altra vettura, un’Alfa 145, Luca Rampazzo , 31 anni, di Conte Tutti gravissimi i feriti trasportati al pronto soccorso: a lottare per la vita la mamma, in rianimazione la figlia quindicenne, mentre il bambino ha riportato la frattura ad una gamba. In prognosi riservata anche il conducente dell’altra auto.

 

No… non può essere Anna, no… non può essere lei, Anna della classe prima.No non è vero…Eppure citano il nome della nostra scuola… Potrebbe potrebbe essere un errore…il giornalista potrebbe avere fatto un errore .

Spedito sabato 20 giugno alle ore 22.08
oggetto : messaggio dalla prof.Cristina Ferrara
Solo  stasera ho potuto leggere i giornali. Mi sembra di capire che Anna Frigo sia stata coinvolta in un incidente stradale. Speriamo che la mia  notizia sia sbagliata.
Se non lo fosse, lunedì 22, al ritiro delle pagelle incontriamoci per organizzarci e farle visita. Chi ha notizie  più precise mi scriva.
Cordialmente : prof.Cristina Ferrara
Come è potuto accadere, come è potuto….I giornali parlano di alta velocità… i giornali. Ma no… non è vero, non può essere lei… Forse qualcuno con lo stesso nome… ma non è lei.
Data: 21-giu-2009 18.48 Spedito da Eleonora Visentin a mariacristina.ferrara
Ogg: Re:messaggio dalla prof. Ferrara
buona sera
prof, scusi per il ritardo ma ho letto solo ora la sua e-mail, comunque credo che già lo sappia che Anna Frigo è coinvolta nell’incidente dove è morta la sorella di 25 anni. Purtroppo da poco è morta anche sua mamma e dopodomani 23 giugno si terrà il funerale alle 10:30 della mattina a san Giovanni…. Anna è ancora in coma farmacologico ma lei è fuori pericolo di morte. Se le fa piacere e se non ha impegni domani potrebbe venire al funerale dove andiamo anche io, angelica, chiara , maria, laura e elena. Mi scuso ancora per il ritardo e nel frattempo le auguro buone vacanze da Eleonora Visentin.

Anna, riservata, timida, sì… ma sempre serena. Anna e il suo sorriso. Ha perduto mamma e sorella, ha perduto in pochi secondi le persone più care, in un inferno fatto di lamiere, la loro bara … un groviglio di taglienti lamiere. Quale dolore… quale infinito dolore avranno provato nel momento della morte. Nessun volto amico nei loro sguardi, nessun abbraccio nel momento dell’addio… solo la morsa di taglienti lamiere. E Anna ora, Anna… senza mamma… senza sorella, come farà.

22 giugno 2009 ore 20:17
Spedito da mariacristina.ferrara a Eleonora Visentin
oggetto : funerali familiari Anna
Domani sarà con voi l’insegnante di matematica. Mi è impossibile partecipare al funerale perché abbiamo la prima riunione per gli esami di maturità. Se riesco a ottenere un permesso vi raggiungo appena posso.
Pregate per questa famiglia che è stata colpita da un fatto così grave. Pregate anche per Anna, perché possa guarire e trovare la forza di continuare a credere e ad amare la vita, nonostante la perdita della madre e della sorella. Noi le faremo visita appena starà un po’meglio.

Data: 23-giu-2009 ore 17.28
Da Eleonora Visentin A : mariacristina.ferrara Ogg: Re: funerali familiari Anna
Buona sera,
sta mattina siamo state al funerale dove c’erano anche la
professoressa Guglielmo e Larosio. Le farà piacere sapere che la Anna si è svegliata dal coma questo pomeriggio quindi presto noi andremmo a trovarla. Se vuole venire anche lei , la terremo informata. Saluti, a presto.
Dobbiamo andare… appena i medici ce lo consentiranno.
Ma devo preparare le ragazze. La notizia della morte della madre e sorella deve essere data dalla famiglia e nel modo meno doloroso possibile. Se mai vi sia un modo meno doloroso. Le ragazze non devono tradire la verità, no.., mai e poi mai. Potrebbe significare un suo improvviso peggioramento… potrebbe rifiutare di guarire.

25 giugno 15.34 Da Eleonora Visentin a Maria Cristina Ferrara
Oggetto visita a Anna
Prof… no, non ci è permesso ancora di vederla. Abbiamo parlato con il suo papà. Dobbiamo aspettare. Si è ripresa dal coma… ma ancora non parla… e muove solo alcune parti del corpo, molto lentamente. Non possiamo ancora vederla ma non appena potremo, andremo tutte insieme.

Deve ora imparare tutto da capo, imparare a parlare, a muoversi, a mangiare , mi racconta il padre al telefono. Le fa ancora male camminare, fa a pochi passi….sostenuta da qualcuno. Speriamo riacquisti la sua memoria, speriamo non abbia perduto la sua intelligenza. Una fisioterapista la segue,una psicologa le parla. Ma chi, chi potrà mai guarire le ferite del suo animo, chi potrà aiutarla a ritrovare il suo sorriso?

3 settembre 2009
Siamo stati a trovare Anna oggi con la prof. Ferrara. L’ abbiamo trovata bene: ci ha riconosciuto subito e ha chiacchierato per molto tempo, disinvolta e sicura. Sta facendo passi da giganti; ricorda anche dettagli della vita di scuola prima dell’ incidente. Buon segno: la mente si sta riattivando….
Non potrà fare ginnastica, non può essere urtata perché la clavicola le fa ancora male .Il papà sta ottenendo una particolare certificazione di stato di malattia per lei che gli permetterà di avere 4 giorni liberi dal lavoro al mese, per aiutarla.
In ogni modo lui gode di congedo straordinario e ferie fino a metà dicembre, per poterla seguire.

Ed ora tocca a noi , aiutiamola a ricordare tutte quelle notizie e informazioni che la mente ferita può aver dimenticato. Aiutiamola a studiare, per riattivare la sua intelligenza. Saremo al suo fianco, perché tutto possa essere come prima. Forse come prima, perché … senza una mamma.. senza una sorella.
Camposampiero (PD) – Ha dovuto attendere quattro anni per ottenere giustizia. Luca Rampazzo , 31 anni, di Conte non ha alcuna responsabilità per il pauroso schianto del 16 giugno 2009 costato la vita a Loredana Frigo , ventiseienne, e alla madre , quarantottenne. Assolto perché il fatto non sussiste.
Il giudice ha ricostruito in questo modo la dinamica dell’incidente: “ Lo studio degli elementi oggettivi evidenzia quale causa esclusiva del sinistro l’irregolare condotta della conducente della Peugeot 206 , Loredana Frigo che, distratta dall’utilizzo del proprio cellulare, percorreva la ristretta carreggiata di via Pelù tenendo un comportamento tale da impedirle il necessario controllo del proprio veicolo“ La giovane vittima avrebbe quindi invaso la corsia opposta provocando l’inevitabile collisione con la vettura di Luca Rampazzo che non aveva potuto fare nulla per evitare l’urto. Gli esiti dei tabulati telefonici sull’utenza di Loredana Frigo evidenziano «un’intensa attività di ricezione di sms nei momenti prossimi allo schianto».

Ed ora tocca a noi… Saremo al suo fianco perché possa di nuovo studiare, perché possa imparare. Perché tutto possa essere come prima. Forse come prima…. perché … senza una mamma, senza una sorella.