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Appunti di Viaggio

cartoncino ultimo

 

 

Qual’è la direzione del viaggio? Ce ne accorgiamo dalle virtù del viaggio: l’infinito del viaggio, la leggerezza del viaggio, la libertà del viaggio.

Può forse  il viaggio raccontarsi tra “parto e torno” ? No, il viaggio della vita è senza ritorno. L’esperienza, l’evento fanno del viaggiatore un viandante senza localismi, né di origine, né di fine. Se rimanessimo ciò  che eravamo alla partenza, a che scopo viaggiare?

Il viaggio non è né positivo, né negativo, è viaggio di scrittura. Il negativo non va negato, altrimenti è la negazione dell’ironia, del modo  dell’apertura. Se si toglie il negativo, le cose non procedono. Se si fa come se il negativo non esistesse si aderisce al fantasma di purificazione. Diverso è fare delle circostanze non scelte un punto di forza, poiché la sorte ha la sua forza proprio nell’assenza di alternativa e ciò che è in contrasto non si può scegliere.

Il fare non dipende dal voler fare, dal saper fare, dal dover fare e dal poter fare.  Noi dipendiamo dal programma, non è che il programma dipenda da noi, la dipendenza è dall’Altro, cioè dal programma, è il programma a decidere, non c’è autonomia, se si crede di dover decidere in base alla scelta bene – male poi ci si trova nella pesantezza.

Chiedersi qual’è il viaggio comporta la domanda: “da dove vengono le cose e dove vanno”. C’è un programma di parola, lo stress, la tensione  è quella di scrivere, la scrittura è pagante, nel piacere della scrittura non si trova la fine, il piacere infinito è effetto dell’invenzione, è una cosa che non si era pensata.

L’itinerario di ricerca e d’impresa è in direzione della qualità

 

 

Roberta Coletti

Le cattive abitudini

Trascinare le cose in cui non si crede e ostinarsi a farle

quasi fossero indispensabili, irrinunciabili.

Le cattive abitudini…

E non sapere sentire il nuovo che è in me

per fare cose nuove, o anche le vecchie,

in modo che mi sembrino semplicemente incredibili.

Ed allora il sogno entra nella mia vita

E non ho più bisogno di falsi idoli

a cui aggrapparmi per sentirmi forte,

perché non ho nemmeno bisogno di sentirmi forte.

Solo il desiderio di essere

semplicemente di essere nella propria vita…niente più.

Perché al suo Suo cospetto non avrò più parole

 

“Papà, mio vecchio padre… perché mi racconti ancora una volta la tua storia?”

“Sto narrando la mia vita al Divino, prima della mia Partenza.

Perché quando sarò al Suo cospetto non avrò più parole.

Potrò solo lodare e cantare il Suo amore.

Ascoltala e falla tua, ti sentirai meno sola quando avrò

iniziato il mio Viaggio.

perché allora, al Suo cospetto, potrò solo lodare il Suo nome.”

 

Così il padre insegnava alla figlia ad amare la vita e a non temere la morte.

 

                                                                                                                                                        

Credo, mio Dio, credo in Te…

 

Credo…

Credo anche nell’amarezza della sconfitta, credo di saperla affrontare, di sopravvivere o di morire sotto i suoi colpi, per poterne rinascere.

Credo nella vittoria, credo di saperla festeggiare con gli amici, di saperne gioire.

Credo nel riposo… il riposo del giusto, di chi leggero, solo per un po’ s’allontana dal campo di battaglia… Per rivedere se stesso nel sonno, per rendere le ferite del passato incredibili sogni del futuro.

Credo, mio Dio, credo in Te, nel tuo amore e nell’amore delle tue Creature.

 

Amicizia

 

 

 

C’è già sofferenza nella nostra vita…

Ma… intervenire, mai arrendersi

Non retrocedere o cercare sollievo nella fuga

per lasciare il fratello nella solitudine più grande,

quella di non poter condividere il suo dolore con qualcuno

Scendere in campo ed essere colpiti

Sopportare i colpi dell’arroganza

e l’umiliazione della sconfitta

Il pane amaro così condiviso crea vera amicizia

 

 

Cristina Ferrara

Ricchezza e benessere sono fragili senza memoria

Gianna era la sorella maggiore di mio padre, la più vecchia di tutti.

Era la persona a cui si chiedeva consiglio quando i genitori erano troppo impegnati nel lavoro per poter ascoltare. Era la sorella a cui tutti dovevano obbedire quando mamma e papà erano fuori per qualche commissione.

E sapeva scrivere bene, veloce, sicura, con chiara calligrafia.

L’aveva imparato a scuola naturalmente, ma era sempre stata sostenuta a casa da sua madre, mia nonna, che amava scrivere ricette per il suo lavoro di cuoca, conti e liste delle cose da comprare per la trattoria  e qualche cartolina.

Zia Gianna non scriveva solo per la famiglia, scriveva per molti che in paese non sapevano leggere  e scrivere.

Scriveva lunghe lettere agli uomini lontani, impegnati nella guerra crudele che regalava morte, fame e malattia.  

Leggeva lettere di speranza o di disperazione che venivano dal fronte, ed insegnava  a conservare la parola scritta, a rileggerla  e a ricordarla… per coltivare memoria.

“Oggi non so perché,  eppure…” diceva a noi nipoti ” Tutti voi sapete leggere  e scrivere…  Eppure sembra non sappiate più ricordare”.

“Voi giovani avete ricchezza  e benessere, ma non ricordate più quanto eravamo poveri, e quanta fatica, quanto lavoro per vincere quella povertà.”

Scriveva  e leggeva per tutti in quel piccolo paese, perché leggere e scrivere era un’importante tradizione nella sua famiglia. Era tramandata da generazione a generazione, dai genitori ai figli, fossero ragazze o ragazzi.

E con la scrittura lei coltivava il pensiero profondo  che nasce dalla memoria,  ” perché  ricchezza  e benessere sono fragili…  senza memoria.”

Cristina Ferrara

La scuola ti aiuta a difenderti meglio… nella vita

Racconta mia madre, che lei e la sorella andarono  poco a scuola.

” La guerra … i bombardamenti. La maestra ci diceva di scappare e fuggire per i campi. Abbiamo avuto tanta paura e imparato così poco “

 Quando venne la pace era diventata grande ormai ed era arrivato il tempo del lavoro. Cominciò in città, come commessa, in un negozio di santini e souvenir del Santo. Aveva solo dieci anni.

 O, sì, li imparo molte cose… perfino a dire i prezzi in tedesco che ancora oggi si ostina e ripetere in modo poco chiaro.  Lì imparò anche che se avesse potuto studiare di più, se avesse fatto più scuola si sarebbe difesa meglio nella vita.

 Ed ecco che quando noi figli fummo ospitati per due anni nella vecchia villa, la nostra prima scuola, le mamme del paese vennero ogni mattina a pulire le aule e a portare la legna per accendere la stufa, perché non c’erano bidelli abbastanza.

E quando nemmeno la nuova scuola di zecca bastava, tutte le mamme si riunirono per decidere i doppi turni, mattina o sera, perché nessuno bambino dovesse restare a casa.

Non andava al ricevimento dei professori. Mandava mio padre, ” perché ha fatto più scuola e sa parlare meglio” diceva, ed era orgogliosa quando ascoltava le parole sui nostri progressi.

 Ricorda ancora oggi mia madre, guardando mia nipote che il prossimo anno inizierà   la prima  media,          “… a quell’età andavo al Santo. Ma la scuola… la scuola ti aiuta a difenderti meglio, nella vita”

Cristina Ferrara

Bilancio

 

“Ai” urlai “la piaga ai piedi.”

Spiegai ai piedi la piaga.

Urlarono: “Spiega la piaga.”

Stirai la brutta piaga.

La storia prese una brutta piega.

Piedi Piatti.

Arrestato.

Tolta la piaga della piega ai piedi il piatto portò l’equilibrato Arresto.

B NICE