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LES CHORISTES – I ragazzi del coro

 

Les Choristes è un film del 2004, diretto da Christophe Barratier, tratto da un altro film del 1945 “La gabbia degli usignoli”. L’ambientazione è un istituto francese per ragazzi difficili del 1949, il cui nome “Fond de l’Etang – Fondo dello stagno”, denuncia già l’impostazione e la composizione dell’istituto. Il direttore vorrebbe ridurre tutta l’educazione al perseguimento della formula “Azione-Reazione” o anche “Causa-Effetto”. Agli studenti viene applicato un codice che lega le loro azioni a una reazione (punizione) come unica via per mantenere l’ordine nell’istituto; metodo che si rivela fallimentare, in quanto i ragazzi preferiscono sopportare le conseguenze delle proprie azioni, le dure punizioni, piuttosto che dichiararsi intellettualmente morti al servizio del sistema istituito dal direttore.
Tutto questo fino all’arrivo nel 1949 del disoccupato compositore e insegnante Clement Mathieu, che accetta l’impiego di sorvegliante presso “Fond de l’Etange”. Fin dal suo arrivo viene istruito dal Direttore a seguire il suo mantra “azione-reazione”, anche per la propria incolumità. E’ infatti vero che i ragazzi dell’istituto siano fonte di non pochi problemi per gli educatori, compresi episodi di lesioni personali.
Clement Mathieu non si fa però scoraggiare, e poco dopo il suo arrivo, forma un coro a cui partecipano gli studenti, ciascuno con il proprio ruolo a seconda delle qualità nel canto. Clement Mathieu riesce nell’impresa di riscoprire innanzitutto la propria passione, quella di compositore e direttore d’orchestra e, nel Fondo dello Stagno a trovare un coro che cantasse le sue canzoni.
La storia ruota attorno, anche se non esclusivamente, a Morhange, “Faccia d’angelo”, uno tra gli studenti più ribelli. Non riesce inizialmente a seguire i suoi compagni nel coro, poiché sempre in punizione; ma scopre, ascoltando i compagni e il Maestro, la propria vocazione per il canto, supportata anche dalla sua incredibile voce. Comincia così ad esercitarsi di nascosto fino a quando Clement, sentendolo cantare, lo include come solista nel coro. Morhange, nonostante il carattere ribelle e molte difficoltà lungo il percorso, trova per via artistica il modo per far fruttare il proprio talento. Il Maestro si è instaurato, senza la necessità di una trasmissione diretta nella coppia Maestro-Allievo, dove si suppone che il Maestro debba “riempire” l’allievo di conoscenza; qualcosa si è trasmesso, certo tra Mathieu e Morhange e gli altri studenti, ma per via indiretta, con una mediazione artistica. Citando William Yeats “Educare non è riempire un secchio, ma accendere un fuoco” si potrebbe affermare che il ruolo del Maestro non sia tanto quello di dare risposte, quanto quella far emergere (non la instaura perché già c’è) la domanda (Intellettuale-Pulsionale). Fuoco che non riesce ad essere spento nemmeno dal ritorno del Direttore, che non riconosce, a dire il vero più per capriccio personale che per motivazioni logiche, il lavoro di Mathieu e lo licenzia.
Ma il licenziamento non cancella l’opera, e nella scena finale, gli studenti tutti, a cui era stato vietato di vedere il Maestro, lanciano dalle finestre dell’istituto degli aerei di carta, ciascuno con il proprio augurio per colui che, nel Fondo dello Stagno, aveva trovato un Coro.

Giacomo